Lunedi' 27-07-1998

Il mattino seguente ci siamo svegliati e x prima cosa si e' andati alla doccia. Ale ha fatto colpo su un giapponese: fatal fu l'intimo rapporto stabilitosi con l'acqua che scorreva sulle nude membra.
Poi abbiamo fatto colazione, o meglio, ci siamo abbuffati (soprattutto Albe) indegnamente x resistere alla fame il piu' a lungo possibile. A København abbiamo affittato le biciclette: troppo bello non dover piu' camminare. L'unico problema l'abbiamo avuto nel frenare e alla partenza ai semafori. La prima tappa e' stata la visita ad una torre (quella da noi soprannominata "di Babele"). Io mi sono momentaneamente dimenticata che soffro di vertigini: DANNO! (La torre e' alta 90 m). Arrivati in cima infatti penso che il mio viso abbia assunto un colorito verdino. Il paesaggio non era eccezionale comunque ne e' valsa la pena.
E' valsa soprattutto la pena vedere la tua faccia verde... (ehm...)
Accampate sul prato
Nel frattempo si erano fatte le 14:00 ed i nostri stomaci cominciavano a brontolare di fame, quindi abbiamo comperato della frutta e ci siamo diretti al parco gia' visitato il giorno prima.
Una nave molto particolare...
Dopo aver cercato invano una fontanella un giardiniere per pieta' ci ha concesso il privilegio di usare la loro fontanella privata dopo una scena pietosa in cui abbiamo lavato tutta la frutta sotto gli sguardi attoniti dei giardinieri abbiamo finalmente mangiato su un prato. Una delle portate del lauto e vegetariano banchetto consisteva in un avogado (versione visitors di una patata) che nemmeno Ale "buco nero" Gatti e' riuscito a finire. Dopo aver finito siamo regressi allo stato primate salendo su un albero ispirando anche una simpatica signora con figlio al seguito.
Il sole era caldo e confortante, e sarebbe stato bello abbioccarsi di nuovo sul prato, ma il tempo stringeva (erano circa le 15) e allora ci siamo subito diretti all'orto botanico: una selva incolta di piantine dai nomi impronunciabili, provenienti dalle piu' svariate localita' del mondo, tutte arruffate insieme in aiuole poco curate. Purtroppo la parte bella, una serra enorme con alberi tropicali giganteschi, era gia' chiusa, e allora, demotivati, ce ne siamo andati, optando per un panoramico giro in bici lungo le sponde del canale piu' interno della citta'.
Un caratteristico (?) mulino
Alle 18 abbiamo riconsegnato le bici e poi, dopo aver tenuto un consiglio di guerra su cosa mangiare per cena, dove comprarlo e come gestirlo, ci siamo catapultati nel supermercato NETTO: che caos abbiamo fatto lo sappiamo solo noi, in mezzo a tutte quelle schif... ehm, cibarie ordinatamente esposte sugli scaffali: dalle crocchette a forma di animali dello zoo, alle varie salse per imbottire i sandwich, dalle uova non esattamente fresche a quella bellissima insalata russa color rosa shocking fosforescente: molto molto invitante!!
Alla fine abbiamo optato per due scatolette di piselli e una confezione di pancetta in cubetti, che poi abbiamo fatto in padella: purtroppi insieme ai piselli c'erano delle simpaticissime carote di gomma... va beh!
Cena: riso a zafferano e funghi, quella bella padellata appena citata e poi, colpo di classe, dei wurstel cotti sulla griglia ancora calda, appena usata dai padroni dell'ostello. Alberto ha sfoderato qualche trucco per facilitare la cottura, Ale ha di nuovo preso confidenza col solito giapponese, galeotte le pinze per girare i wurstel.
Purtroppo il mio e' caduto e allora, mentre imperversava lo sbeffeggiamento totale, sono andata a lavarlo, incespicando nel gazebo. Bello pulito e rimesso nel fuoco, e' poi caduto di nuovo, mentre le risa aumentavano.
Dopo cena, esausti (ma neanche tanto) e data l'ora tarda (erano ormai le 21) abbiamo deciso di non uscire, preferendo fare un 21 a pallacanestro: sorvoliamo sui vari tiri... Dopo: partita a king (finalmente ho imparato!!) e birretta. La notte nella large room, non so neanche dire se bene o male, e' passata, e ci siamo svegliati con la pioggia.


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