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3 febbraio 2012 - COPPA GALILEO #1

Avvenne a Genova il 9 marzo 2012.
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2 febbraio 2012 - CATETI FIFONI
Freddure euclidee...
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1 febbraio 2012 - MEMORIA
Noi siamo quello che pensiamo, siamo ciò che facciamo, e siamo tutto quello che rimarrà dopo di noi.
La memoria è tutto, ma non serve un solo singolo giorno per ricordarci che esiste. Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, ma cosa ne resta nel resto dell'anno? Parole al vento, attaccate sul muro dei ricordi come una nuvola di post-it sbiaditi e sgualciti: un giorno non è sufficiente a redimere la coscienza e a farci sentire puliti, un giorno non basta a mondare tutto quello che non vogliamo ricordare a noi stessi nei restanti 365 giorni di questo anno bisestile. Un giorno è un ottimo spunto per ragionare, così come può esserlo un articolo letto casualmente su Vanity Fair.
Trovato in edicola il 25 gennaio, i miei occhi cadono curiosi su un'intervista ad Art Spiegelman, l'autore di "Maus". Memorabili sono le parole con cui il fumettista si scaglia contro Roberto Benigni, mandandolo letteralmente a fare in culo per il film "La vita è bella". Memorabili sono le parole, così come sono memorabili le immagini delle sue opere, in cui è riuscito a ritrarre l'orrore dei campi di sterminio nazisti senza moralismi inutili, ma semplicemente con la cronaca di un racconto che non lascia respiro e trascina fino alla nausea anche il lettore più smaliziato. "Maus" è un capolavoro che ha vinto il premio Pulitzer nel 1992 ed Enrica Brocardo, la giornalista che realizza l'intervista, ricorda come questa sia la prima graphic novel della storia.
I miei occhi si fermano.
Mi torna alla mente un film di Nanni Moretti, "Palombella rossa", in cui il regista in accappatoio si scaglia contro una giornalista, schiaffeggiandola e urlandole contro: «Ma cosa dice! Cosa dice! Le parole sono importanti! Cosa dice!» Come può un/una giornalista commettere un errore così grossolano? Come può averlo fatto? Anche riconoscendo a Spiegelman tutto quello che merita, "Maus" non è la prima graphic novel della storia: pubbicato per la prima volta nel 1986, è sicuramente successivo a "Contratto con Dio" di Will Eisner, dato alle stampe nel 1978, nel quale pare che venga usata per la prima volta proprio la definizione graphic novel. Ma non posso non ricordare anche "Corto Maltese" di Hugo Pratt, datato 1967, o l'opera argentina di Héctor Oesterheld e Francisco Solano López del 1957, "L'Eternauta". Persino Dino Buzzati si era cimentato in un poema a fumetti, nel 1969. Questi sono tutti esempi di quello che adesso, con un termine fin troppo abusato, viene chiamato graphic novel.
E allora? Il punto è che la giornalista, peccando di pressapochismo forse dovuto al voler mettere in luce l'Arte di Spiegelman, dimostra di non aver approfondito l'argomento di cui stava scrivendo, venendo così a mancare di rispetto alla memoria dell'Arte; ed è ironico quando proprio "Maus" è un monito all'umanità affinché non dimentichi mai il passato, riconoscendo gli errori e tramutando gli orrori in segni grafici espressivi e potenti.
Sono passati oramai dieci anni da quando sono stato in visita al campo di concentramento di Mauthausen, e i miei occhi ricordano ancora tutti i dettagli di quello che nel 2004 vidi nei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau: non sono mai riuscito a descrivere degnamente quello che provai in quelle ore, davanti a quei luoghi lontani, ma ogni particolare è ancora ben fermo in ogni singolo atomo della mia corteccia cerebrale. Le parole sono importanti, ci ammoniva Moretti, perché hanno il potere di restare impresse nella Storia, anche attraverso un articolo di Vanity Fair. La parole sono importanti, e non ha senso limitare la Memoria ad un singolo Giorno dell'anno, perché altrimenti rischiamo di sentirci autorizzati a dimenticare il nostro passato o, peggio, a riscriverlo a nostro uso e consumo quando più ci aggrada. Essere approssimativi anche semplicemente nella scrittura di un'intervista è un vero e proprio crimine alla Parola, alla Memoria, alle Graphic Novel: sarebbe come ascoltare Dee Snider dei Twisted Sister che urla «the sicker you get, the sicker we'll get» e non sapere che furono pronunciate, molti anni prima, già da Alice Cooper. La Conoscenza è importante e, una volta fermata su carta, è per sempre.
Noi siamo quello che pensiamo, siamo ciò che facciamo.
Sandro Bondi, Ministro della Cultura italiano nel 2010, affermò su Panorama che i Meshuggah fossero un gruppo Death Metal. Enrica Brocardo, giornalista di Vanity Fair del 2012, sostiene che "Maus" sia la prima graphic novel della storia. Musica e Grafica appianate in una carenza di Memoria, banalizzate in un'assenza di Cultura. Ed è in questo preciso punto che mi tornano alla memoria le parole di Demetrio Stratos, leader e cantante degli Area: «Come ho già detto, è tutta colpa della mancanza di educazione musicale. Noi cerchiamo di educare, ma come fai se mancano le scuole, le strutture? Ed è così anche in altri campi artistici.» Un discorso che vale per la Musica così come per il Fumetto, per la Storia e per la Parola. Dove finisce la Memoria, quando la Cultura viene a mancare?
Noi siamo tutto quello che rimarrà dopo di noi.
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26 gennaio 2012 - NEVE 2012

Le previsioni parlano chiaro.
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24 gennaio 2012 - L'ERETISTA

Chi sono i membri del Boddah e quale patto, stipulato nel maggio del 1929 nel Cimitero di Hazlehurst, condannò a morte il grande chitarrista Robert Johnson? Scoprilo ne l'Eretista di Chiara Daino, in libreria per Sigismundus Editrice [2011].
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6 gennaio 2012 - BOB MARLEY #1

Fatti, non vignette.
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5 gennaio 2012 - ONE DEAD RABBIT

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3 gennaio 2012 - STEGANOGRAFIA METALLORUM
Confesso: mi ha sempre affascinato la figura di Tritemio. Sono, fin da piccolo, sempre stato attirato dalla possibilità di nascondere – io che credo proprio di essere più schivo di altri, proprio io – un qualche secondo messaggio dentro un primo testo. Tritemio offre numerosi esempi di come poter fare, esempi che i luminari della sua epoca non compresero affatto e che sono scritte nella «Steganographia» in un modo che folle di lettori non potessero comprendere, ma mi affascinava il credo di creare qualcosa di nuovo: e allora, partendo dal primo verbo, considerato buono, il messaggio segreto è un qualcosa che si ottiene scartando tante parole quante sono – di fatto, al malvagio che non sappia contare correttamente questo sarà ed è: miracolo divino – le lettere dell’ultima parola valida.
Spaventato? Non devi. Un messaggio in codice è come esalare sospiri. Fai un sospiro. Fallo bene. Fanne seguire altri, ancora. Fai come se il bene più prezioso svanisse improvvisamente, perché è così che funziona. Guardami. Sono io, sempre lo stesso nonostante gli anni passati, che adesso mi addormento e vergogno, mi sdraio e sogno. La tua fragile coscienza, di colpo da me distante, non ci separa più. Credi forse di essere così differente? Mi illudo se credi a cosa dico: sei come un bambino, un piccolo infante illuso dai suoi sogni, dalle mie parole. E cadi quindi in quell’onirico stato perduto che, adesso, precede la veglia.
Anche un fiore scava nel terreno per mettere radici, nel magma di quel giardino perduto che gli donerà la vita, quando niente di sicuro è casa. Quando il vento, mia forza e luce e speranza, non gli faccia più urlare tutta la rabbia racchiusa nello stelo. Quando il vento smetterà finalmente di soffiare, i forti tuoi petali lentamente socchiuderanno gli occhi, e allora capirai. Tutti insieme vedranno – vedrete – il significato nascosto di questo mio sogno. Il sapere è suo. Di chi? Mi volto e sorrido: mi illudo che il sapere del suo segreto rifletta lo sguardo che respira in te. Hai finalmente compreso? La verità è sua, è tua: una maschera fatta di sospiri che giungono silenziosi nel sonno, di notte, sotto pelle, e sussurrano piano alla terra morta il loro terribile mistero.
Spaventato? Dovresti. Perché in un mondo nascosto alla luce solare, saperlo è come morire. Conoscere certi segreti, uccide. Ed è ora che tu comprenda: comprami un sonnifero, e dimenticheremo tutto insieme. Per sempre.
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15 dicembre 2011 - SLITTA

On air: Twisted Sister, let it snow.
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19/01, 23.39: isetea su Steganografia Metallorum.
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